Perché leggere John Milbank?

Milbank_Theology and Social Theory
Il fondatore di Radical Orthodoxy e il titolo della sua opera più rappresentativa.

Sicuramente per dare nuovo vigore alla ricerca teologica e per ritrovare – al di là della “falsa umiltà” della teologia moderna – tutta la doverosa fierezza richiesta dal paolino “vanto della Croce” per chi si occupa dell’intelligenza della fede nella consapevolezza che il suo sapere si radica su di un Dono inesauribile. La proposta teorica di John Milbank, uno dei più noti e discussi teologi del mondo accademico di lingua inglese, nonché padre del movimento Radical Orthodoxy,  intende oltrepassare la deriva nichilistica del pensiero postmoderno per porre le basi di una post-modernità effettiva, perché post-secolare (post-postmodernism). Riteniamo infatti che la prospettiva sviluppata dall’ortodossia radicale possa trovare,  nell’ambito italiano, possa trovare nel pensiero di Milbank un fecondo reagente, capace di sollecitare ulteriori risposte capaci di sciogliere alcune aporie dovute perlopiù all’assunzione acritica di alcuni presupposti interpretativi che, come vedremo, andrebbero interrogati.

Un elemento che, almeno sulle prime, può eventualmente spiazzare il lettore italiano è lo stile di Milbank e dei teologi che si riconoscono nella sensibilità Ortodosso radicale. La critica genealogica alla società liberal-capitalistica viene creativamente sostenuta dalla ripresa dell’impianto teo-metafisico della partecipazione, così come la critica della deriva nichilistica del contemporaneo pensiero della differenza viene condotto sulla base di un profondo investimento sull’ontologia della pace intrinseca alla teologia cristiana. L’incedere argomentativo milbankiano – per quanto di minoranza e, in un certo senso, all’opposizione anche nel mondo anglo-americano – sembra elaborato appositamente per far saltare le nostre consuete contrapposizioni tra conservatori e progressisti, cultori della liturgia e militanti politici, metafisici astratti e teologi impegnati nel sociale. Questa profonda libertà rispetto a tali contrasti, spesso estenuati e stantii, testimonia della fecondità di un percorso che può costituire, da molteplici punti di vista, un efficace stimolo intellettuale. Si pensi, ad esempio, alla dicotomia attestatasi nella teologia cattolica postconciliare tra coloro che afferiscono a Concilium e quelli che aderiscono a Communio e si tenga presente, con sensibilità simbolica, che Milbank ha scritto su entrambe le Riviste. Capace di proporsi con la profondità dei “tomi” teutonici, senza perdere nulla dell’engagement francese, ma soprattutto senza mancare della caratteristica british wittiness, il pensiero qui presentato può contribuire alla vitalità del dibattito italiano in modo realmente costruttivo, consentendo alleanze fino ad ora impensabili o decostruendo mitologie accreditate (e tenacemente tramandate). In sintesi, uno stile coraggioso, saggistico, multiforme e a tratti sorprendente capace di aprire a proposte teoriche tanto radicate nella tradizione teologica più alta, quanto capaci di stupire per la sincronia con quanto si sta oggi vivendo – e non senza gaudium et spes o luctus e
t angor.

Per tutti coloro, insomma, che hanno bisogno di riconciliare la fedeltà alla tradizione con la creatività dell’intelligenza… affinché si smetta di segare il ramo sul quale ci si trova seduti e di denunciare – allo stesso tempo – che si è prossimi alla caduta nel vuoto.
Per tutti coloro, infine, che intendono lasciare agli uomini e alle donne del futuro prossimo il “meglio” della cultura dell’Occidente, una volta che lo si sia liberato dalle incrostazioni laiciste, individualiste e nichiliste provocate da una modernità che è sorta da alcune scelte teologiche tardo-medievali poi risultate auto-distruttive.

[Libera variazione sull’Introduzione a M. Salvioli, L’invenzione del secolare. Post-modernità e donazione in John Milbank, Vita e Pensiero, Milano 2013]

 

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Su “Ortodossia” di G.K. Chesterton: un’avventura teologica

Chesterton_3

Nella celebre storia dell’apologetica, scritta dal Cardinale americano Avery Dulles, Chesterton figura come il più significativo apologeta cattolico della prima metà del Novecento. La vitalità del suo stile e l’incisività dei suoi paradossi hanno certamente contribuito a sostenere la libera affermazione della fede di tanti suoi lettori indeboliti nell’adesione al Vangelo, se non nel persuadere della veridicità del cristianesimo i suoi avversari. Scritto in risposta ad una provocazione di un critico del suo Eretici (1905)[1], che lo sfidava ad essere altrettanto sagace nella proposta della propria visione del mondo, così come lo era stato nel decostruire quelle dei suoi contemporanei, Ortodossia (1908) costitutisce l’esercizio più brillante e riuscito dell’arguta penna chestertoniana[2]. Sempre secondo Dulles, che legge quest’opera dal punto di vista della storia dell’apologetica, Chesterton orchestra un’originale critica della cultura contemporanea pienamente in linea col cattolicesimo che abbraccerà ufficialemente solo nel 1922. Secondo un attento studioso come William Oddie, che ha letto Ortodossia sullo sfondo della biografia del suo Autore, occorre affermare che già nel 1908 Chesterton avesse prodotto una sintesi personale pienamente sintonica con la dottrina cattolica[3], maturata anche nel confronto critico con sostenitori della teologia liberale inglese, vicina a diversi elementi del modernismo condannato in quegli stessi anni da Roma[4]. Procedendo da tale sintesi, attraverso un’abile orchestrazione argomentativa edificata attorno al Simbolo apostolico (ed una grande abilità nel divertire il lettore), le pagine di Ortodossia procedono smontando implacabilmente la credibilità delle contemporanee concezioni del mondo incompatibili col cristianesimo (soprattutto perché immanentiste) come il liberalismo, il determinismo scientifico, l’evoluzionismo, il positivismo e il materialismo[5]. Sempre con Oddie occorre quindi considerare il capolavoro chestertoniano come l’attestazione di un percorso inscindibilmente vitale ed intellettuale che, dall’aver sperimentato gli esiti auto-distruttivi della moderna cultura secolare, approda – senza cedere nulla alla convenzione o senza rinunciare a nessun tratto autenticamante creativo della propria personalità – alla gioiosa affermazione del Cristianesimo.

[Estratto da M. Salvioli, O.P., “Teologia e immaginazione. Osservazioni a partire da ‘Ortodossia’ di G. K. Chesterton”, in Divus Thomas 117,1 (2014), pp. 178-207].

[1] G. K. Chesterton, Eretici, Lindau, Torino 2010.

[2] Id., Ortodossia, Morcelliana, Brescia 200511. Sulla collocazione del testo nella biografia dello scrittore inglese, cfr. W. Oddie, Chesterton and the Romance of Orthodoxy. The Making of GKC 1874-1908, Oxford University Press, Oxford 2008, pp. 323-367 e I. Kerr, G. K. Chesterton. A Biography, Oxford University Press, Oxford 2011, pp. 195-231.

[3] W. Oddie, op. cit., p. 347: «In Orthodoxy, the two stages are achieved together: spiritual autobiography becomesthe literary convention within which Chesterton achieves a fully articulated personal philosophy which turns out to be indistinguishable from – or at least wholly consistent with – a recognisable version of Catholic version of Catholic Orthodoxy». L’importanza dell’aspetto biografico per la comprensione dello stesso capolavoro è suggerita dal testo, cfr. G. K. Chesterton, Ortodossia, op. cit., p. 19: «Questo libro non è un trattato ecclesiastico; è una specie di sommaria autobiografia».

[4] Cfr. ibid., pp. 334-341.

[5] Cfr. A. Dulles, A History of Apologetics, Ignatius Press, San Francisco 2005, pp. 292-293.

La Teologia? Indispensabile all’unità dei saperi

Tommaso d'Aquino_Fra Bartolomeo_Particolare

In un’epoca segnata dalla crescente scheggiatura delle discipline secolari, con significative ricadute sulla comprensione dell’umano, il tema trattato assume una rilevanza tutt’altro che solo accademica. Quest’iniziativa multidisciplinare può invece esemplificare parte del contributo universitario alla crisi antropologica che sta affliggendo l’Occidente. Una condizione di stallo che fa tutt’uno con la crisi di fede che si manifesta nella condizione ‘insulare’ della vita cristiana rispetto ai continenti della vita comunemente abitati.

Per motivi storico-politici la riflessione teologica italiana ha sofferto e soffre tuttora di tale condizione di isolamento, il cui sintomo più evidente sta nella separazione delle facoltà teologiche dal resto delle istituzioni dove viene elaborato il sapere. Tra le rare eccezioni, l’Università Cattolica consente di praticare l’insegnamento e la ricerca di tenore teologico a fianco delle altre discipline.

Nello spirito della Costituzione apostolica Ex corde Ecclesiae di san Giovanni Paolo II, questa prossimità porta con sé la promessa di una reciproca fecondazione tra le prospettive offerte dalla teologia e dalla filosofia, chiamate a descrivere le condizioni materiali e formali dell’intero ontologico, e quelle proposte dai differenti saperi regionali. In particolare, la riflessione sottolinea come il sapere teologico, animato dall’accoglienza della Rivelazione, possa contribuire a sostenere il senso della ricerca dell’unità dei saperi a partire dalla conoscenza dell’unico Logos incarnato per mezzo del quale tutte le cose sono state create (Gv 1,3).

Per quanto consapevoli dell’attuale tendenza al post-umano, alimentata dalla deriva tecno-capitalistica che vede nell’uomo stesso l’ultima fonte d’investimento, la domanda che si pone riguarda la qualità dell’umanesimo. Non ogni umanesimo celebra effettivamente la dignità dell’uomo e, per quanto il cristianesimo sia costitutivamente umanistico, l’umanesimo che prescinde da Dio non può che dissolversi drammaticamente, come ha insegnato Henri de Lubac e oggi sostiene John Milbank. Poiché l’uomo non può pensare se stesso in modo assoluto, in forza del mistero dell’Incarnazione, la teologia può aiutare a sostenere un umanesimo effettivamente integrale, che valorizza ogni aspetto dell’umano proprio per riferimento a Dio, origine e fine di ogni realtà.

Se Cristo mostrando il volto del Padre, rivela l’uomo all’uomo (Gaudium et spes, 22), allora il pensiero potrà essere sostenuto nell’oltrepassamento dei riduzionismi che considerano l’umano una semplice variazione dell’animale o della macchina.

È nel contesto teologico che san Tommaso d’Aquino, contemperando diverse prospettive filosofiche, ha potuto sostenere le ragioni della costituzione dell’uomo, specchio condivisibile dell’unità dei saperi. Un’acquisizione che ha anticipato i migliori esiti del Rinascimento, di cui abbiamo solamente conosciuto la fase aurorale. La realizzazione di un autentico umanesimo è dunque ancora da venire. Sottrarsi a quest’appuntamento sarebbe culturalmente letale.

Marco Salvioli O.P.

[da Avvenire, 2 agosto 2015]

TRADUZIONI

  1. P. BANKS, «On the Philosophical Interpretation of Logic: an Aristotelian Dialogue» in Dominican Studies, Oxford, III/2 (1950), pp. 139-153; tr. it. ID., «Sull’interpretazione filosofica della logica: un dialogo aristotelico», in A. Strumia (ed.), I fondamenti logici e ontologici della scienza. Analogia e causalità, Cantagalli, Siena 2006, pp. 203-219.

ARTICOLI su RIVISTE SCIENTIFICHE

  1. “Oltrepassare il segno. Ricoeur e Derrida lettori di Husserl”, in Segni e comprensione, 45, Gennaio-Aprile (2002), pp. 26-39;
  2. “Il senso della storia secondo Ricoeur e Derrida”, in Sapienza, 56 (2003), pp. 181-200;
  3. “‘Ai miei fratelli più piccoli’ (Mt 25, 40). Note per una teologia della presenza di Cristo nei poveri”, in Sacra Doctrina, 5 (2003), pp. 26-81;
  4. “Il significato tra differenza e referenza. La fenomenologia del linguaggio in Ricoeur e Derrida”, in Sapienza, 57 (2004), pp. 49-95;
  5. “Derrida versus Ricoeur. Variazioni sulla fenomenologia del tempo”, in Segni e comprensione, n. 54, Gennaio-Aprile 2005, pp. 5-20;
  6. “‘Discipulus autem incipit a vocibus’. Considerazioni sulla decostruzione, S. Tommaso (De ver., q. XI, a. 1) e la comunicazione pedagogica”, in Divus Thomas 40 (2005), pp. 227-259;
  7. “Ricoeur interprete di Esodo 3, 14”, in Sapienza, 58 (2005), pp. 343-350;
  8. “Il problema del significato in J. M. Bocheński O.P. In riferimento a Tommaso d’Aquino, Frege e Husserl”, in Sapienza 59 (2006), pp. 305-339;
  9. “Struttura della persona ed esperienza della grazia. A proposito di Edith Stein”, in Divus Thomas 45 (2006), pp. 162-185;
  10. “Il contributo di Edith Stein alla chiarificazione fenomenologica e antropologico-teologica della corporeità”, in Divus Thomas 110, 46 (2007), pp. 71-126;
  11. “Ripensando Domenico di Caleruega. Frammenti di epistemologia della storia in calce a ‘L’invenzione della memoria’ di Luigi Canetti”, in Sacra Doctrina 52 (2007)/2, pp. 9-21;
  12. “La misericordia invisibile del Padre nella compassione visibile di Gesù, il Figlio. Per una fenomenologia di Gesù in chiave anagogica”, in Divus Thomas 111, 50 (2008), pp. 22-110;
  13. “Il male come privatio boni debiti. Una riflessione sulla prospettiva di Edith Stein”, in Divus Thomas 111, 50 (2008), pp. 113-142;
  14. “Il simbolo nella fenomenologia ermeneutica di Paul Ricoeur. Una proposta di ripensamento nel paradigma della traduzione”, in Divus Thomas 112, 2(2009), pp. 13-64;
  15. “Extra Ecclesiam nulla salus? Nota critica sui recenti studi di Bernard Sesboüé e di Giacomo Canobbio”, in Divus Thomas 114, 3 (2011), pp. 386-413;
  16. “Adversus Dennett. Perché l’eterofenomenologia non può essere praticata senza un’autentica fenomenologia”, in Divus Thomas 1 (2012), pp. 284-301;
  17. “Ripensare l’ontologia della persona. Considerazioni a margine di una lettera autografa di P. Alberto Boccanegra” in Divus Thomas 116, 1 (2013), pp. 193-200;
  18. “Per una teologia fondamentale non dualista e, pertanto, autenticamente post-moderna. Milbank interprete di san Tommaso d’Aquino”, in Divus Thomas 116, 2 (2013), pp. 13-120;
  19. “Fede e legame sociale. Sulla teologia del dono di John Milbank”, in Teologia 39 (2014), pp. 198-221;
  20. “Teologia e immaginazione. Osservazioni a partire da ‘Ortodossia’ di G. K. Chesterton”, in Divus Thomas 117,1 (2014), pp. 178-207.
  21. “Il lavoro tra dignità e mercificazione dell’uomo. Riflessioni a partire dalla Dottrina Sociale della Chiesa”, in Bollettino dell’Archivio per la storia del movimento sociale cattolico in Italia L, 1 (2015), pp. 90-97.
  22. “Escatologia e narrazione. Temporalità, eternità ed ipseità in P. Ricoeur e J.-Y. Lacoste”, in Divus Thomas 119,1 (2016), pp. 102-134.
  23. con Pierantonio Frare, “Prodigi di misericordia e forza del linguaggio. Sui capitoli XXI e XXIII dei Promessi sposi“, in Munera 3 (2016), pp. 109-119.
  24. “Lo Spirito Santo come Dono e Reciprocità in san Tommaso d’Aquino. Verso un’economia teologica”, in Divus Thomas 119,2 (2016), pp. 117-136.
  25. “Father Bocheński as ‘Historian’ of Twentieth-Century Philosophy”, in Metalogicon. International Journal of Pure and Applied Logic, Linguistic and Philosophy, New Series I, 2 (2016), pp. 121-132.
  26. “L’irriducibile ragionevolezza di un paradosso. L’umiltà secondo Tommaso d’Aquino e Gilbert K. Chesterton”, in Recherches Philosophiques 4 (2017), pp. 61-71.
  27. “Rigenerare legami nella cultura iperindividualista. Un’interpretazione ecclesiologico-fondamentale”, in Sacra Doctrina. Rivista bimestrale di teologia sistematica 65, 1 (2020), pp. 397-421.
  28. La politica della virtù oggi. Rileggendo John Milbank“, in Oikonomia. Rivista di etica e scienze sociali, 19, 3 (2020), pp. 15-16;
  29. “Miseria del neoliberismo. Note sull’alternativa post-liberale di John Milbank”, in La Società. Rivista scientifica di Dottrina sociale della Chiesa, XXIX, 4 (2020), pp. 116-132.
  30. “Beyond ‘Philosophy’ and ‘Theology’. A Radical Orthodox Reading of Bl. Antonio Rosmini’s Proposal”, in Divus Thomas 124,1 (2021), pp. 361-377.
  31. “«Un colorito etico particolare»: sul rapporto tra morale ed economia in Francesco Vito”, in Bollettino dell’Archivio per la storia del movimento sociale cattolico in Italia LI, 1 (2016), pp. 32-41 [Pubblicato nel luglio 2021].
  32. Il COVID-19 in cattedra. Prospettive filosofiche e sociopolitiche“, in Oikonomia. Rivista di etica e scienze sociali, 20, 3 (2021), pp. 9-11.
  33. “«Partecipi della natura divina» (2Pt 1,4): John Milbank lettore di Henri de Lubac”, in Rassegna di Teologia 62,3 (2021), pp. 443-462.
  34. “La ragionevolezza della fede. Appunti sulla teologia fondamentale di Herbert McCabe O.P.”, in Divus Thomas 125, 1 (2022), pp. 107-125.
  35. Il pacifismo difficile. Violenza e non-violenza in Paul Ricoeur“, in Oikonomia. Rivista di scienze sociali 21, 3 (2022), pp. 14-15.
  36. “Il senso della storia nel «perdono difficile». Ricoeur in prospettiva anagogica”, in Divus Thomas 125, 3 (2022), pp. 60-90.

CONTRIBUTI a LIBRI

  1. “Il fascino discreto di un tema marginale. I sensi spirituali in Tommaso d’Aquino”, in A. Montanari (ed.), I sensi spirituali. Tra corpo e Spirito, (Sapientia, 59), Glossa, Milano 2012, pp. 205-254.
  2. “Presentazione. Essere-per-la-grazia: i paradossi della donazione tra creazione e divinizzazione”, in J. Milbank, Il fulcro sospeso. Henri de Lubac e il dibattito intorno al soprannaturale, Ed. ital. a cura di M. Salvioli, ESD, Bologna 2013, pp. 9-22.
  3. “Laide and the Old Tower: For a Hermeneutic Phenomenology of Desire in Dino Buzzati’s Un Amore”, in E. Borelli (ed.), The Fire Within: Desire in Modern and Contemporary Italian Literature, Cambridge Scholar Publishing, Newcastle upon Tyne 2014, pp. 18-42.
  4. “Vie della contemplazione. La riflessione sulla mistica dei teologi domenicani francesi del Novecento”, in M R. Del Gaudio – R. Di Muro (edd.), Ecco sto alla porta e busso. Atti del I Convegno Internazionale di mistica (Assisi, 2-8 settembre 2013), Pres. di S. E. Mons. D. Sorrentino, (Esperienza e fenomenologia mistica – II serie, 3), Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2014, pp. 185-226.
  5. “Il sé tra narrazione e compimento. Riflessioni a partire da Paul Ricoeur e Jean-Yves Lacoste”, in É. J. Corá – C. Reichert do Nascimento (edd.), Paul Ricoeur Um Olhar De Seus Leitores, Editora CRV, Curitiba, Brasil 2014, pp. 119-134.
  6. “Ripartire dall’essenza dell’anima. Sul profilo ontologico-spirituale dell’uomo”, in P. Sequeri (ed.), La tecnica e il senso. Oltre l’uomo?, (Disputatio, 25), Edizioni Glossa, Milano 2015, pp. 165-191.
  7. “Rosmini ‘dopo’ Milbank: riflessioni sul tema della grazia nell’Antropologia soprannaturale“, in F. Bellelli – E. Pili (edd.), Ontologia, fenomenologia e nuovo umanesimo. Rosmini ri-generativo, (CnX-Filosofia), Città Nuova Editrice, Roma 2016, pp. 77-95.
  8. “«Pie Pellicane, Jesu Domine»: sulla teologia della misericordia in Tommaso d’Aquino”, in G. Colombo (ed.), La Misericordia e le sue opere. Atti del Seminario Interdisciplinare di Teologia, Filosofia e Scienze  dell’uomo (Milano – Università Cattolica del Sacro Cuore, 30-31 maggio 2016),  (Filosofia ed esperienza religiosa, 7), Vita e Pensiero, Milano 2016, pp. 12-29 [stralci del saggio sono stati pubblicati in Studi Cattolici 665 (luglio 2016), pp. 494-499].
  9. “Figure domenicane fra XIX e XX secolo: Marie-Jean-Joseph Lataste, Giuseppe Girotti e Pierre Claverie” in G. Festa e M. Rainini (a cura di), L’Ordine dei Predicatori. I Domenicani: storia, figure e istituzioni (1216-2016), (Quadrante, 210), Editori Laterza, Bari-Roma 2016, pp. 232-254.
  10. Le voci “Alano di Lilla“, “Farges Albert“, “Tyrrell George” e “Piny Alexandre“, in Nuovo Dizionario di Mistica, a cura di L. Borriello – E. Caruana – M. R. Del Genio – R. Di Muro, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2016.
  11. “Il Dio unitrino, la Chiesa, la pace. L’orizzonte escatologico del pensiero di John Milbank”, in C. Ciancio – M. Pagano – E. Gamba (a cura di), Filosofia ed escatologia, (Essere e libertà, 26), Mimesis, Milano-Udine 2017, pp. 677-699.
  12. “Sull’efficacia della misericordia. Note teologiche a margine del XXIII capitolo dei ‘Promessi sposi'”, in G. Colombo (ed.), Educati dalla misericordia. Un nuovo sguardo sull’uomo, (Filosofia ed esperienza religiosa, 8), Vita e Pensiero, Milano 2017, pp. 54-58.
  13. “«Non potete servire Dio e la ricchezza» (Mt 6,24). Quale ‘teologia’ per gli studenti della Facoltà di Economia?”, in C. Giuliodori (ed.), Ordo sapientiae. Per un dialogo fecondo tra teologia e saperi, (Teologia e saperi, 1), Vita e Pensiero, Milano 2017, pp. 205-215.
  14. “Aver-a-cuore-i-miseri: verso un’economia della condivisione”, in S. Vanoni (a cura di), L’economia, la misericordia e le sue opere. Contributi della Facoltà di Economia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano per l’Anno giubilare 2016, (Centro di Ateneo per la Dottrina sociale della Chiesa, Studi, 4),  pp. 3-8.
  15. “La responsabilità sociale dell’impresa come forma di misericordia”, in S. Vanoni (a cura di), L’economia, la misericordia e le sue opere. Contributi della Facoltà di Economia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano per l’Anno giubilare 2016, (Centro di Ateneo per la Dottrina sociale della Chiesa, Studi, 4), pp. 41-47.
  16. La voce “Individuo – Persona“, in Dizionario di Dottrina sociale della Chiesa. Le cose nuove del XXI secolo, 2 (2021), pp. 46-53 [Prima pubblicazione online Giugno; ISSN 27844-8884 – DOI: 10.26350/dizdott_000044].

VOLUMI

  1. Kenosi e de-centramento. Saggio sul concetto di Dio tra J. Derrida e M. C. Taylor, CRT, Pistoia 1999.
  2. Il Tempo e le Parole. Ricoeur e Derrida a “margine” della fenomenologia, ESD, Bologna 2006; pubblicato anche come volume monografico di Divus Thomas, 43 (2016).
  3. Bene e male. Variazioni sul tema, ESD, Bologna 2012.
  4. L’invenzione del secolare. Post-modernità e donazione in John Milbank, Vita e Pensiero, Milano 2013, pp. 276.
    [Recensioni: “Concilium” 2 (2014) 196-197; A. Franzoni, in “Il Regno – Attualità” 18 (2014) 650-651; A. Gerolin, in “Rivista di Filosofia Neoscolastica” 3 (2014) 704-708; G. Coccolini, in “Rivista di Teologia Morale”182, XLVI (2014)/2, pp. 316-317; P. Lia, in “Rassegna di Teologia” 56 (2015) 163-165; F. Patsch, S. I., in “Gregorianum” 96/2 (2015) 433-434; R. Di Ceglie, in “Ricerche Teologiche” 26 (2015) 183-189]
  5. Verso un tomismo post-secolare. Milbank interprete di san Tommaso d’Aquino, Angelicum University Press, Roma 2014.
  6. La cura del volume monografico Il donarsi dell’essere. Fenomenologi leggono Tommaso d’Aquino, in Divus Thomas 117, 3 (2014), pp. 355.
  7. La cura del volume monografico Tomismo creativo. Letture contemporanee del Doctor communis, (Quaderni di Sacra Doctrina), ESD, Bologna 2015, pp. 352.
  8. La Chiesa generatrice di legami. Una risposta ecclesiologica ai limiti dell’individualismo liberale. In dialogo con S. Hauerwas, J. Milbank e W. T. Cavanaugh, (Teologia e saperi, 2), Vita e Pensiero, Milano 2018, pp. 593 + XII.
  9. La cura, con Manlio Iofrida, del volume monografico Filosofia ed Ecologia. In ascolto di Merleau-Ponty, in Divus Thomas 123, 1 (2020), pp. 291.
  10. La cura, con Giuseppe Barzaghi O.P., del volume monografico Che cos’è la storia? Un fatto o il fatto di vedere un fatto?, in Divus Thomas 125, 3 (2022), pp. 13-299.